Fotogenia celluloide, datagenica, diagrammatica. In un affondo penetrante, Lisa Cortopassi attraversa tre epoche storico-mediali del cinema, all’ossessiva ricerca della corporeità originaria che pulsa sotto la pelle di ogni immagine. Dal ralenti di Jean Epstein al datamoshing di Jacques Perconte, per deflagrare nella catastrofe termica di Harmony Korine: tre percorsi antipodici che si riuniscono nel gioco danzante dello sfarfallamento imaginale.
Tra storia dell’arte e critica femminista, Marta Zaninello ripercorre la vicenda del tessile come campo di potere e di riscrittura simbolica. Da pratica storicamente relegata ai margini, l’ago diventa nelle opere di Louise Bourgeois e Tracey Emin uno strumento di rivendicazione, capace di scardinare gerarchie artistiche e ruoli imposti. L’ago del potere legge il tessile come gesto attivo, politico e trasformativo, in cui l’esperienza personale si afferma come forza di riscatto e di ridefinizione dell’arte stessa.
Nell’ascolto non ci sono due corpi distinti, attivo e reattivo, soggetto e oggetto: c’è il passaggio mistico, il mundus immaginalis, la Montagna di Qāf. Arianna Locatello traccia i contorni di una fenomenologia sonora senza distanza, accompagnata dalle immagini residue di Henry Corbin e i monaci persiani, di Pierre Schaeffer e gli aborigeni della Siberia, chiudendo lì dove apre: sul velo che separava gli akousmatikoi dal maestro Pitagora.
La vita veramente insostenibile è costituita dagli oggetti e le storie che ci circondano. Un’aria impietosa della crudele vita contemporanea, dei gesti meccanici, del lavoro – che si intensifica dall’inorganico al riottoso, dalla frutta marcia ai sanpietrini scagliati. Le parole viaggiano sulle rotaie del tram, stringenti e automatiche. Un flusso di coscienza gentile, che trova forse pace in una gioiosa, ultima, tristezza.
Da oltre vent’anni Paolo Nori è la voce dei grandi scrittori russi in italia. Ha pubblicato romanzi e saggi di successo, tradotto Gogol’, Tolstoj e Dostojevskij, fondato la Scuola Karenin. Oggi insegna traduzione editoriale alla IULM. Scrive, legge e parla senza sosta, in rete e dal vivo.
Tra finzione e metanarrazione, la singolarissima voce di Andrea Lago ci conduce in case minimali, abitate da un’umanità grave, inabile alla leggerezza. Dal tono ironico, ma innervato da una malinconia sorda, "Che cosa è una casa" è un minuetto in Vivace su come diventiamo quello che siamo: mortali. «La morte è il nostro abito», dice Lago, e a fargli eco è Rilke: «Noi i più fugaci. Ogni cosa / una volta, solo una volta. E mai più».